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Presentato a Tribeca nel 2017 e disponibile sulla app Within, "The Protectors: Walk in The Ranger’s Shoes" è il film in VR prodotto da National Geographic e creato da Kathryn Bigelow e Imraan Ismail e, dopo quasi cinque anni dalla sua realizzazione, sono riuscito finalmente a vederlo.

Non che fosse inaccessibile come "Carne y Arena" di Iñárritu, come dicevo è presente gratuitamente sulla app disponibile su Oculus, ma uno dei problemi principali dell'industria del cinema in VR è proprio la diffusione dei contenuti e la mancanza di comunicazione di questi, lasciando anche gli addetti ai lavori in un limbo in cui c'è l'illusione che ci sia poco e nulla da vedere.

Ad ogni modo ne avevo sentito parlare anni fa, poi non ero riuscito a recuperarlo in nessun festival e banalmente me ne dimenticai, fino a che mi è tornato in mente e fortunatamente sono riuscito a reperirlo; c'è anche su YouTube, che per me è un male perché nessuno lo vedrà con il visore, ma tant'è.

https://youtu.be/RuGeeGRdYlQ
"The Protectors: Walk in The Ranger’s Shoes" su YouTube

"The Protectors: Walk in The Ranger’s Shoes"

Si tratta di un documentario breve (durata 10'26") che racconta una giornata nella vita di alcuni ranger nel Parco Nazionale di Garamba. Questi ranger sono spesso l'ultima linea di difesa in una corsa contro l'estinzione per mano dei bracconieri che massacrano elefanti per le loro zanne d'avorio.

Dal punto di vista tecnico è interessante. Perché utilizza sia droni che movimenti di macchina realizzati con l'operatore/ranger che imbraccia il monopiede come se fosse un arma, cosa che hanno i suoi compagni di viaggio; ma ha il difetto di avere troppi tagli e troppi punti di vista, quasi tutti discordanti rispetto alla narrazione. Così come l'utilizzo dei sottotitoli che distraggono dall'immersione reale, ma se si pensa che è stato realizzato nel 2017 è comunque un buon prodotto.

Tra le cose che mi hanno colpito di più, l'effetto di esplorazione che si ha "passeggiando" in mezzo al verde della savana (spero di non aver detto una castroneria geografica); cosa che crea molto meno motion-sickness di quanto mi aspettassi, difetto che però è molto presente in tutto il documentario.

È interessante come al tempo non sia stato scelto di accreditare nessun regista; ma si parla appunto solo di "creatore", proprio perché al tempo si riteneva che non ci fosse una vera e propria regia nel video virtuale. Cosa che poi è stata smentita da progetti più consapevoli del fatto che il VR sia un nuovo linguaggio e non solo una nuova tecnologia.